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Genetica e cattiva educazione

Cosa diavolo avranno mai da spartire genetica e mancanza di buone maniere.

Tanto per incominciare non è mai stata considerata buona educazione dare del bastardo a qualcuno e, poiché la bastardaggine è figlia, ignota ma inevitabile, di una problematica paternità, un primo nesso fra le due cose è evidente.

 

I giorni scorsi la camera dei deputati ha approvato, con l’unanimità dei votanti, 361 a 0, una mozione che impegna il governo ad invocare la clausola di salvaguardia contro la coltivazione di organismi geneticamente modificati sul territorio nazionale, con particolare riguardo al mais Monsanto Mon810.

Nel testo approvato si fa esplicito ferimento a: “recenti studi di Gilles-Eric Seralini, ricercatore dell’Istituto di biologia fondamentale e applicata presso l’Università degli Studi di Caen (Francia) ), condensati nel libro Tous co-bayes, conducono verso la «prova» della tossicità – tuttora molto dibattuta – degli organismi geneticamente modificati e degli erbicidi ad essi collegati”.
Studi – in realtà un unico studio «Long term toxicity of a Roundup herbicide and a Roundup-tolerant genetically modified maize» – che sono stati ampiamente screditati dalla comunità scientifica internazionale per l’inadeguatezza dell’impianto sperimentale e censurati dall’EFSA, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare.

Si fa poi esplicito riferimento all’unica coltura OGM oggi presente in campo libero in Italia dato che “a Vivaro (Pordenone) seimila metri quadrati sono stati seminati con mais biotech, Mon810”.
Varietà di mais che non ha nulla a che fare con quelle studiate da Seralini, visto che la stessa mozione parlamentare correttamente aggiunge: “il quale produce la proteina insetticida cryA per l’inclusione del gene del batterio bacillus thuringiensis“.
Le varietà di mais studiate da Seralini sono invece state ingegnerizzate per resistere ad un erbicida chiamato Roundup e dobbiamo tener presente che il Bacillus thuringiensis è l’insetticida di elezione dell’agricoltura biologica, proprio per l’efficacia insetticida della sua tossina, ritenuta assolutamente sicura per un successivo consumo umano.

Soprattutto, i nostri deputati sostengono che: “la stragrande maggioranza dei cittadini europei vuole mantenere integre, ossia non inquinate da organismi geneticamente modificati, le produzioni agricole di qualità che rappresentano il vero valore aggiunto sul mercato alimentare globale“.
Da questo punto di vista, quello dell’opinione pubblica, forse non hanno del tutto torto, ma gli italici deputati si dimenticano che i nostri prodotti alimentari d’eccellenza, quelli che fanno mercato ed hanno fama internazionale: Parmigiano Reggiano, Grana Padano e Prosciutto di Parma sono già da molti anni ottenuti da animali allevati con mangimi per la maggior parte importati e geneticamente modificati, perché la produzione nazionale di mais e soia tradizionali basterebbe a soddisfare solo per una modesta frazione le esigenze produttive.

Dal punto di vista politico quella dei nostri deputati non è un’azione insensata: gratificano le paure e l’ignoranza del pubblico e fanno finta di far qualcosa di utile.

Chi si interessa di scienza può inorridire, ma come “politica per la politica” hanno probabilmente ragione loro.

 

Non posso pretendere che la casalinga di Voghera, l’avvocato di Barcellona Pozzo di Gotto o l’insegnante di matematica di Pescara abbiano idea di quali siano i problemi della nostra agricoltura e forse nemmeno che abbiano una minima infarinatura di genetica: pare, infatti, che buona parte della popolazione italiana sia convinta che i geni si trovino solo nei prodotti dell’ingegneria genetica e non in qualsiasi essere vivente.

Personalmente ritengo che questa ignoranza sia frutto di una cattiva educazione, cioè che gli ignoranti non siano stati condotti, guidati, all’acquisizione di concetti scientifici basilari, che dovrebbero essere, anche in maniera molto semplificata, patrimonio culturale di chiunque debba vivere e sopravvivere nel mondo moderno.
È anche possibile che gli ignoranti, da piccoli, si siano spaventati per il modesto sforzo intellettuale necessario ad imparare un minimo del metodo scientifico e dei suoi risultatati e che si siano arresi troppo presto.

Devo però considerare che ci sono nozioni e concetti che richiedono uno sforzo emotivo, e non solo intellettuale, per essere acquisiti.
Per alcuni questo sforzo emotivo può essere eccessivo da sopportare e, se per la parte intellettuale possiamo esortali a impegnarsi di più, per la parte emotiva vale la vecchia considerazione di Don Abbondio che se uno il coraggio non ce l’ha, non se lo può dare.

 

Sino a pochissimi anni fa la scienza tendeva ad escludere che Homo sapiens si fosse mai ibridato con Homo neanderthalensis, poi, nel giro di pochi mesi le cose si sono ribaltate.
Recenti ed accurati studi genetici indicano che i sapiens in uscita dall’Africa si sono ibridati prima con i neanderthal, probabilmente durante il passaggio in medio oriente, e successivamente con Homo denisova nell’Asia centrale, per poi ridistribuirsi sul resto del pianeta.
Solo in Africa questa contaminazione genetica non sarebbe avvenuta, anche se si ipotizza che ibridazioni possano essere avvenute con altre specie preesistenti del genere Homo, ma ad oggi non ve n’è alcuna evidenza scientifica.

Questa situazione genetica è talmente assodata, che il direttore di Le Scienze, Marco Cattaneo, nell’articolo di fondo del numero 539 di luglio 2013, può rivendicare con orgoglio il suo 1,2% di geni neanderthaliani e il suo 1,6% di geni denisoviani.

www.lescienze.it/edicola/2013/07/02/news/il_neanderthal_che_in_me-1719478/

Percentuali che, per noi europei, dovrebbero essere più o meno analoghe alle mie, alle tue che mi leggi e a quelle di Roberto Calderoli, attuale vicepresidente del Senato, che con successive e varie sfumature ha dato dell’orango a Cécile Kyenge, ministro dell’integrazione nel governo Letta.

A parte la scarsa conoscenza della zoologia: l’orango (Pongo pygmaeus) alligna nel Borneo, il ministro è nata in Congo e, becera offesa per becera offesa, sarebbe stato più adeguato un paragone con un gorilla (Gorilla gorilla) o uno scimpanzé (Pan troglodytes), permettetemi di considerare il raffronto fortemente rappresentativo della cattiva educazione cui faccio riferimento nel titolo.

 

Cattiva educazione in entrambe le accezioni usate in questo articolo, perché pensate a quale sforzo emotivo dovrebbe sottoporsi, quale prova di coraggio intellettuale dovrebbe dare, il vicepresidente del Senato per convincersi che Cécile Kyenge – in quanto africana – è più Homo sapiens di lui e di Michelle Pfeiffer.


 

Come al solito i commenti saranno visibili dopo la moderazione e come al solito non tollererò insulti a chicchessia (me compreso): scrivete quello che volete ma argomentando con buona educazione.

 

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